La mostra si struttura intorno a un contrasto formale ed espressivo: la gravità della pietra e la leggerezza dei tessuti, la staticità dell’architettura medievale e il dinamismo dell’installazione. Ma se le modalità sono opposte, l’intento è comune: trasmettere memoria, accogliere tracce, restituire continuità tra ciò che è stato e ciò che ancora si muove. Questo dualismo non è contraddizione, ma risonanza, secondo una visione estetica cara alla cultura giapponese, dove l’opera si accorda al luogo trasformandolo, e insieme si lasciano reciprocamente trasformare.
– Matteo Galbiati e Raffaella Nobili descrivono Il Respiro della Pietra






























